Dal 22 maggio partirà un corso e-learning su Archimista. Organizzato da me e dall’Istituto Centrale per gli Archivi.

Trovate qui https://dl.dropboxusercontent.com/u/367970/Corso_e-learnig_archimista.pdf tutte le informazioni la scheda per l’iscrizione direttamente online.

Perché visto che avevo detto che Archimista come progetto non mi interessava più (motivo per cui non intervengo nemmeno sul relativo forum) ci ritorno con un corso gratis? Perché volevo regalare un corso ai soci ANAI (poi per motivi organizzativi è stato organizzato con altri e aperto a tutti) e Archimista era un buon caso che presentava meno difficoltà di creazione e di organizzazione (è stato comunque un parto) rispetto, che ne so, a un corso sulla digitalizzazione. Ma in futuro spero di poter replicare l’iniziativa in altri campi, per quel poco, pochissimo che so.

Unico caveat: il corso è gratuito, ma i posti sono limitati. Personalmente sono un fan dei MOOC (Massive Open Online Course) e mi sono iscritto a decine di corsi, senza però terminarne nessuno. Nel nostro caso manca la M di massive e proprio perché i posti sono limitati chiederei a chi è interessato di valutare seriamente se riuscirà ad avere il tempo di usufruire del corso per evitare il rischio di togliere inutilmente un posto ad altri.

Qui però voglio parlare soprattutto di com’è nato e dell’esperienza nel costruire questo corso e della “lezione” che ho imparato da questa prima esperienza.
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Di cosa parlerò al convegno delle stelline bibliostar 2013?

Beh mi è stato chiesto un intervento sugli aspetti pratici dell’integrazione tra archivi, biblioteche e musei utilizzando il web semantico e i linked data.

Il problema è che – invecchiando – ho perso quel giovanile entusiasmo. E quindi sarà un intervento sempre molto speranzoso sugli orizzonti futuri, ma con gli occhi critici di un ormai canuto archivista. Leggi il seguito di questo post »

Sono anni che lo propino a chiunque abbia la pazienza di starmi a sentire più di 5 minuti: il concetto di identità e entità devono essere slegati.

Altrimenti succedono solo casini…

Come spesso accade la mancanza di semplici use case non riesce a far vedere la chiarezza del problema (ah la capacità di astrazione, questa sconosciuta).

Beh eccolo qua il caso d’uso bello chiaro. Leggi il seguito di questo post »

Il buono

C’è un accordo tra la Regione Lombardia e il Politecnico di Milano per un duplice intervento su Archimista. Da un lato aggiungere un po’ di funzionalità e fissare alcune cose che non vanno. Dall’altra creare un modulo per la pubblicazione web. Trovate alcuni dettagli sul blog di Erregi.

Il brutto

Non mi pare che nella lista di interventi ci siano gli indici e il tema generale dei vocabolari (interni e esterni) che a mio avviso andrebbe ripensato da 0 (magari prendendo spunto da quel bel software che è xEAC, utile come idea anche su come pubblicare le informazioni sul web).

Il cattivo

Io, che faccio notare come Archimista sia un software con licenza opensource, ma non opensource né come modello di sviluppo, né come modello di processo decisionale.

E questo, a mio avviso, è un male che si ripercuote sulla qualità del prodotto. Sono convinto che se nella prima fase ci fossimo aperti di più avremmo ora meno problemi strutturali (given enough eyeballs, all bugs are shallow) e probabilmente più partecipanti attivi (come codice e non solo)

Questo blog post nasce in realtà da un commento che stavo scrivendo a un post sul blog archimacerata. Ma la risposta stava diventando troppo lunga e con troppi riferimenti per un commento e inoltre non ho capito come registrarmi per commentare a seguito della nuova policy del blog :-)

Dunque si parlava di un modello concettuale per gli archivi e della sua utilità, in particolare sulla sua utilità per riuscire a scambiarci i dati fra i mille(mila) sistemi, software italiani dove ognuno (pur nel rispetto degli standard) fa quel cavolo che gli pare. Scrive infatti Pierluigi Feliciati:

E poi, siamo sinceri, credi davvero che la disponibilità di una base concettuale più solida (e chi deciderà quando sarà arrivato il momento?) olierebbe la strada per una effettiva collaborazione tra gli stakeholders, se il quadro dovesse essere sempre quello attuale? Leggi il seguito di questo post »

Diversi mesi fa ho pubblicato un post su alcuni elementi da considerare quando si sceglie un software di inventariazione archivistica (in realtà bisognerebbe prima definire cosa si intende con software di inventariazione archivistica, ma va beh).

Visto che il dibattito sull’argomento è continuato anche via mail, allego ora la spiegazione di quelle voci.

Magari può servire a qualcuno, sempre considerando che nasce come lavoro per l’ente per cui lavoro basato sulle nostre esigenze etc.

E’ possibile che in seguito pubblichi anche il risultato della nostra indagine con la valutazione dei software presi in esame (dovrei vedere se limare la franchezza per evitare di tagliarmi opportunità di lavoro futuro… tengo famiglia etc etc)

Requisiti_funzionali_software_inventariazione (PDF)

Requisit funzionali software inventariazione (doc)

In Archimista si è scelto che per le unità la data sia di default marcata con l’”Estremo cronologico finale uguale a quello iniziale”.

Io non sono particolarmente convinto che sia una buona idea  perché a primo impatto nascondere l’estremo cronologico finale rischia di creare disagio anche se per ripristinarlo basta levare la spunta (e questo disagio a primo impatto mi è stato confermato anche dall’incontro di presentazione che ho fatto a Bologna quest’anno).

Perché dunque si è scelto invece di farlo? Semplice: perché il mio parere conta come il due di bastoni con la briscola a spade :-D
A parte gli scherzi il motivo è dettato dal fatto che in Lombardia Storica Archivi il 55% delle date delle unità risulta avere estremo remoto e recente coincidenti.

Per me questo dato è inquinato dalle unità documentarie (dove, va da sé, la data è spesso unica e puntuale), ma va beh (questa mia teoria è confermata dal fatto che nel caso delle prove di import dalle banche dati piemontesi la percentuale era molto più alta… e ciò a causa di un’enorme presenza – nei test – di unità documentarie).

In ogni caso la verità è che questo varia da archivio ad archivio. Dove lavoro capita nel 5-10% dei casi. In tutti gli altri casi l’estremo cronologico iniziale e finale differiscono.

Se si vuole cambiare questo comportamento basta editare il file unit_event.rb in app\models (ad esempio C:\Program Files (x86)\Archimista\application\app\models) cancellando

:default_equal_bounds => true

(ottenendo questo https://raw.github.com/svassallo/archimate/arsi/app/models/unit_event.rb)

Vent’anni dopo…  a no quello era Dumas.

Due anni dopo, quasi esatti, la fine del mio dottorato ho finalmento messo in open access (su E-Lis) la mia tesi Frammenti semantici. Riflessioni su descrizioni archivistiche e web semantico: Il caso dell’archivio Giovanni Testori .

Perché tanto tempo? Boh le solite cose, tipo aspettare che sia catalogata dalla BNCF perché non si sa mai che dicano l’hai copiata o vedere se la si può pubblicare (un po’ irrealistico una tesi di 500 pagine in A4 un migliaio in B5… al massimo un articolo), etc

Perché e perché ora? Beh sul perché io risponderei con perché no? La borsa di studio erano (pochi) soldi pubblici, giusto che il risultato, qualunque esso sia, sia pubblico.
Perché ora? Perché nonostante alcuni aspetti siano superati, nonostante la demo (basata su ontopia) sia ormai miseramente offline etc mi sembra che il tema delle ontologie archivistiche e degli archivi e web semantico sia di moda (vedi il progetto ReLoad, su cui ritornerò a breve).

E quindi mi sembrava giusto aggiungere questa voce – dal passato – al dibattito.
Con il rischio, implicito quando ci si apre al pubblico, di ricevere pomodori ben maturi.

Sia la dedica iniziale, sia la chiusa però credo siano a riparo dagli ortaggi.

La dedica iniziale “A tutti i criminali, il cui unico crimine è la curiosità” rimanda al manifesto hacker di The Mentor

Al finale, anche se retorico, ci credo ancora. Anche due anni dopo. Anche vent’anni dopo:

In conclusione, non si sarà certamente trovata la soluzione definitiva per
scovare aghi nei pagliai  o per sopravvivere alla tempesta
digitale, ma si sono forniti strumenti per costruire
granai strutturati e barche resilienti a sufficienza per affrontare le sfide
poste dalla necessità di informazione granulare, scalabile e strutturata.

PS la tesi è in latex ed è – graficamente, sul contenuto non mi esprimo – molto cool (sì, me lo dico da solo, ma non dipende da me, ma da classic thesis). Se qualcuno volesse i sorgenti mi faccia uno squillo e vediamo se riesco a impacchettare gli n-mila file diversi.

Ieri sera è stato rilasciato XDams 1.0 OSS. L’annuncio:

È disponibile da oggi la versione Open Source della piattaforma archivistica xDams.
La versione rilasciata comprende il modello dati dell’archivio storico, codificato secondo EAD, il modulo soggetti produttori e gli authority codificati in EAC-CPF.
Con la piattaforma esce anche il sito xDams.org: il luogo dove trovare tutte le informazioni e gli approfondimenti necessari nonché la descrizione completa delle caratteristiche e delle funzionalità del software.
Disponibili sul sito, nella sezione documentazione, il manuale utente, il glossario dei comandi e la guida all’installazione.
Sono stati inoltre attivati tre forum di discussione per garantire  un’assistenza completa agli utilizzatori: Installing xDams | Sviluppa su xDams | Parlando di archivi (su archivi, standard e modelli descrittivi).

Due parole su Archimista e XDams: entrambi riguardano il data entry di descrizioni archivistiche. Il data esci, inteso soprattutto come interrogazione via web, nel caso di XDams è creato ad hoc per il singolo archivio (o conservatore) sfruttando le varie API (che immagino saranno a breve documentate) mentre per Archimista tocca aspettare fiduciosi la convenzione tra Regione Lombardia e Politecnico di Milano (di cui avevo accennato qui).

Tuttavia sono software molto diversi, non solo lato tecnico (comunque anche questo aspetto molto interessante nella diversità di approccio): Archimista lo vedo più come un software per il lavoro sul campo, ottimo per il data entry rapido soprattutto su archivi non ordinati. XDams lo vedo più come una piattaforma pensata per la pubblicazione di dati, specialmente per soggetti conservatori quindi con una pluralità di archivi. Certamente non è solo questo, ma diciamo che se dovessi indicare delle differenze partirei da questo punto.

Magari poi i due prodotti si integreranno in qualche modo (non credo che ci sarà scambio di codice, permesso dalle licenze compatibili GPL2 e superiori per Archimista e GPL3 per XDams, ma improbabile visto i linguaggi diversi… ma integrazioni, scambi di idee etc perché no).

E poi, fossero anche due prodotti identici (e non lo sono) io sono della filosofia che non vede nel moltiplicarsi di prodotti open una debolezza, anzi.

Un’importante differenza va però sottolineata: XDams ha già una solida azienda che offra servizi su questo software (Regesta.exe) che questo fa da anni. In futuro, è la logica dell’open source, altre ditte potranno offrire servizi su XDams, ma già ora una ditta c’è.

Su Archimista questo non c’è ancora. Sicuramente i ragazzi di codexcoop sono disponibili per eventuali corsi, contratti di assistenza etc., ma viste le dimensioni della cooperativa ipotizzo che siano necessarie una o più aziende che offrano servizi su Archimista a livello nazionale.

Ok stavolta è un tip molto semplice: io mi trovo abbastanza bene con la visione tabellare e, per l’archivio per cui lavoro, uso praticamente solo segnatura definitiva (è un archivio già ordinato), titolo, estremi cronologici, contenuto e nota dell’archivista.

Mi è capitato più volte di entrare nel tabellare e assegnare la segnatura per una ventina di unità (quelle incluse nella busta in esame) per poi scoprire di aver usato il campo segnatura provvisoria che è il primo campo editabile presentato di defualt nel tabellare.

Infatti è vero che si può cambiare i campi visualizzati, è vero che questa scelta è tenuta in memoria per la sessione, ma al nuovo avvio torna quella originaria.

Come cambiare definitivamente i campi visualizzati di default nel tabellare? Leggi il seguito di questo post »