Mettiamo ordine negli armadi: l’organizzazione del filesystem

In precedenza ho parlato delle strategie per scegliere il nome dei propri file (si noti che le strategie possono variare da situazione a situazione, ad esempio per le bollette ha senso che la data sia il primo elemento, mentre magari in altri casi si vuole ordinare prima per titolo e solo dopo per data).

Una buona strategia per ordinare le proprie cravatte (calzini, intimo… sì insomma i file) all’interno dei cassetti è inutile se non si sa in quale cassetto trovare l’indumento necessario. C’è la necessità quindi di strutturare la proprio organizzazione di cartelle in modo da saper sempre che armadio aprire.

Organizzazione filesystem

L’immagine mostra le mie scelte: dunque in prima istanza una differenza tipologica (documenti, immagini, video, musica, scaricati).
Documenti è certamente la cartella più importante e si articola in Amministrativi, Lavori, Materiali, Personale.

La differenza fra lavori e materiali è abbastanza netta: all’interno di lavori ci vanno i documenti prodotti da me o da qualcun’altro partecipante al progetto. I documenti di riferimento, ma non prodotti all’interno di quel progetto saranno invece in materiali e eventualmente qui linkati (ad esempio in un progetto di descrizione di un archivio potrei voler avere nella stessa cartella anche le isad e le isaar, ma quelle sono in materiali e saranno presenti qui come link simbolici o, banalmente, come collegamenti).

Fin qui tutto semplice, ma come organizzare i materiali all’interno di ogni cartella?
All’interno di lavori (in senso lato, anche il blog in questo senso è un lavoro) ho diviso il tutto in sottocartelle rappresentanti i singoli progetti. Nei progetti più estesi possono esserci sottocartelle per dividere le varie parti ma mi sono imposto la regola di cercare di evitare di superare i tre livelli (es SAN – SAN Oggetti digitali – Schemi XML).

Materiali è il cassetto (oh beh forse è più un armadio) che mi ha dato maggiormente problemi. Le scelte qui hanno un ruolo certale, come ben spiega David Allen quando parla dello schedario generale nel suo Getting Things Done:

The lack of a good general-reference file can be one of the biggest bottlenecks in implementing an efficient personal action management system

Il mio primo tentativo è stato di adottare uno schema di classificazione proprio (c’è anche chi usa la dewey… eh sì…), ma ben presto mi sono reso conto della difficoltà di identificare la classe nel caso di argomenti trasversali (es: una tesi come quella prodotta da me nella laurea specialistica andava sotto biblioteconomia, archivistica o informatica? boh). Recentemente (complice anche l’acquisto di un ebook reader che ha cambiato il mio modo di approcciare i documenti) ho adottato una suddivisione completamente diversa che al momento mi soddisfa: c’è una drastica suddivisione fra libreria (ebook, articoli, slide etc) e materiale di riferimento (dtd, xml schema, software, file di esempio etc). La libreria è ordinata in cartelle autore/titolo ordinata attraverso Calibre.
Ciò mi permette di taggare a piacere il singolo documento (es la tesi di cui sopra avrà i tag Archive, Library Science, Library 2.0, Topic Maps, Semantic Web, Italiano, Master Thesis) e di trovarlo molto più facilmente. Certo poi bisognerà tenere conto di dove Calibre salva queste informazione e di come le salva ai fini di una corretta conservazione (ma di questo parlerò in un prossimo post).

Le altre cartelle sono gestite molto semplicemente: i video sono attulamente troppo pochi per richiedere particolare organizzazione, i file audio sono organizzati per artista/album e comunque organizzati attraverso un altro software (io utilizzo amarok, ma potrebbe essere itunes o similare) e infine anche le immagini sono organizzate attraverso un software (nel mio caso digikam, ma potrebbe essere picasa o simile).

Un discorso a parte merita la directory Scaricati. Vi sarete chiesti perché i browser di default salvino in una simile cartella o direttamente sul desktop invece di lasciar scegliere all’utente (comportamento che può essere attivato opzionalmente). Questo perché a tutti gli effetti non è una brutta idea accatastare lì i documenti e poi o cancellarli se non servono più o processarli inserendoli nella corretta cartella (la parola chiave è processare, per evitare che il nostro desktop diventi un groviglio di icone senza senso). Soprattutto se si usano software come Calibre che impongono che lo smistamente dei documenti avvenga passando per la “catalogazione” e non attraverso un inserimento manuale del file nella cartella corretta.

Un ultimo sguardo sui raggruppamenti (e, in futuro, sui filesystem) virtuali: windows 7 (o prima? è un mondo che frequento poco) ha introdotto l’idea di raccolta (es di immagini) cartella virtuale che raccoglie più cartelle di immagini. Nell’organizzazione del proprio fileystem potrebbe essere un’idea interessante poter visualizzare sottoforma di cartelle e sottocartelle ciò che in realtà è solo una descrizione semantica (tag et simili). Ad esempio, tornando al caso di Calibre sarebbe estremamente interessante poter proiettare i tag in cartelle potendo così accedere direttamente dal file manager senza ricorrere al software specifico. Uno squarcio su questo futuro è offerto da questo esempio di filesystem virtuale basato su Topic Maps (by Lars Marius Garshol).

About these ads

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...