Archivio per la categoria ‘Materiali’

Questo blog post nasce in realtà da un commento che stavo scrivendo a un post sul blog archimacerata. Ma la risposta stava diventando troppo lunga e con troppi riferimenti per un commento e inoltre non ho capito come registrarmi per commentare a seguito della nuova policy del blog :-)

Dunque si parlava di un modello concettuale per gli archivi e della sua utilità, in particolare sulla sua utilità per riuscire a scambiarci i dati fra i mille(mila) sistemi, software italiani dove ognuno (pur nel rispetto degli standard) fa quel cavolo che gli pare. Scrive infatti Pierluigi Feliciati:

E poi, siamo sinceri, credi davvero che la disponibilità di una base concettuale più solida (e chi deciderà quando sarà arrivato il momento?) olierebbe la strada per una effettiva collaborazione tra gli stakeholders, se il quadro dovesse essere sempre quello attuale? (more…)

In Archimista si è scelto che per le unità la data sia di default marcata con l’”Estremo cronologico finale uguale a quello iniziale”.

Io non sono particolarmente convinto che sia una buona idea  perché a primo impatto nascondere l’estremo cronologico finale rischia di creare disagio anche se per ripristinarlo basta levare la spunta (e questo disagio a primo impatto mi è stato confermato anche dall’incontro di presentazione che ho fatto a Bologna quest’anno).

Perché dunque si è scelto invece di farlo? Semplice: perché il mio parere conta come il due di bastoni con la briscola a spade :-D
A parte gli scherzi il motivo è dettato dal fatto che in Lombardia Storica Archivi il 55% delle date delle unità risulta avere estremo remoto e recente coincidenti.

Per me questo dato è inquinato dalle unità documentarie (dove, va da sé, la data è spesso unica e puntuale), ma va beh (questa mia teoria è confermata dal fatto che nel caso delle prove di import dalle banche dati piemontesi la percentuale era molto più alta… e ciò a causa di un’enorme presenza – nei test – di unità documentarie).

In ogni caso la verità è che questo varia da archivio ad archivio. Dove lavoro capita nel 5-10% dei casi. In tutti gli altri casi l’estremo cronologico iniziale e finale differiscono.

Se si vuole cambiare questo comportamento basta editare il file unit_event.rb in app\models (ad esempio C:\Program Files (x86)\Archimista\application\app\models) cancellando

:default_equal_bounds => true

(ottenendo questo https://raw.github.com/svassallo/archimate/arsi/app/models/unit_event.rb)

Vent’anni dopo…  a no quello era Dumas.

Due anni dopo, quasi esatti, la fine del mio dottorato ho finalmento messo in open access (su E-Lis) la mia tesi Frammenti semantici. Riflessioni su descrizioni archivistiche e web semantico: Il caso dell’archivio Giovanni Testori .

Perché tanto tempo? Boh le solite cose, tipo aspettare che sia catalogata dalla BNCF perché non si sa mai che dicano l’hai copiata o vedere se la si può pubblicare (un po’ irrealistico una tesi di 500 pagine in A4 un migliaio in B5… al massimo un articolo), etc

Perché e perché ora? Beh sul perché io risponderei con perché no? La borsa di studio erano (pochi) soldi pubblici, giusto che il risultato, qualunque esso sia, sia pubblico.
Perché ora? Perché nonostante alcuni aspetti siano superati, nonostante la demo (basata su ontopia) sia ormai miseramente offline etc mi sembra che il tema delle ontologie archivistiche e degli archivi e web semantico sia di moda (vedi il progetto ReLoad, su cui ritornerò a breve).

E quindi mi sembrava giusto aggiungere questa voce – dal passato – al dibattito.
Con il rischio, implicito quando ci si apre al pubblico, di ricevere pomodori ben maturi.

Sia la dedica iniziale, sia la chiusa però credo siano a riparo dagli ortaggi.

La dedica iniziale “A tutti i criminali, il cui unico crimine è la curiosità” rimanda al manifesto hacker di The Mentor

Al finale, anche se retorico, ci credo ancora. Anche due anni dopo. Anche vent’anni dopo:

In conclusione, non si sarà certamente trovata la soluzione definitiva per
scovare aghi nei pagliai  o per sopravvivere alla tempesta
digitale, ma si sono forniti strumenti per costruire
granai strutturati e barche resilienti a sufficienza per affrontare le sfide
poste dalla necessità di informazione granulare, scalabile e strutturata.

PS la tesi è in latex ed è – graficamente, sul contenuto non mi esprimo – molto cool (sì, me lo dico da solo, ma non dipende da me, ma da classic thesis). Se qualcuno volesse i sorgenti mi faccia uno squillo e vediamo se riesco a impacchettare gli n-mila file diversi.

Ieri sera è stato rilasciato XDams 1.0 OSS. L’annuncio:

È disponibile da oggi la versione Open Source della piattaforma archivistica xDams.
La versione rilasciata comprende il modello dati dell’archivio storico, codificato secondo EAD, il modulo soggetti produttori e gli authority codificati in EAC-CPF.
Con la piattaforma esce anche il sito xDams.org: il luogo dove trovare tutte le informazioni e gli approfondimenti necessari nonché la descrizione completa delle caratteristiche e delle funzionalità del software.
Disponibili sul sito, nella sezione documentazione, il manuale utente, il glossario dei comandi e la guida all’installazione.
Sono stati inoltre attivati tre forum di discussione per garantire  un’assistenza completa agli utilizzatori: Installing xDams | Sviluppa su xDams | Parlando di archivi (su archivi, standard e modelli descrittivi).

Due parole su Archimista e XDams: entrambi riguardano il data entry di descrizioni archivistiche. Il data esci, inteso soprattutto come interrogazione via web, nel caso di XDams è creato ad hoc per il singolo archivio (o conservatore) sfruttando le varie API (che immagino saranno a breve documentate) mentre per Archimista tocca aspettare fiduciosi la convenzione tra Regione Lombardia e Politecnico di Milano (di cui avevo accennato qui).

Tuttavia sono software molto diversi, non solo lato tecnico (comunque anche questo aspetto molto interessante nella diversità di approccio): Archimista lo vedo più come un software per il lavoro sul campo, ottimo per il data entry rapido soprattutto su archivi non ordinati. XDams lo vedo più come una piattaforma pensata per la pubblicazione di dati, specialmente per soggetti conservatori quindi con una pluralità di archivi. Certamente non è solo questo, ma diciamo che se dovessi indicare delle differenze partirei da questo punto.

Magari poi i due prodotti si integreranno in qualche modo (non credo che ci sarà scambio di codice, permesso dalle licenze compatibili GPL2 e superiori per Archimista e GPL3 per XDams, ma improbabile visto i linguaggi diversi… ma integrazioni, scambi di idee etc perché no).

E poi, fossero anche due prodotti identici (e non lo sono) io sono della filosofia che non vede nel moltiplicarsi di prodotti open una debolezza, anzi.

Un’importante differenza va però sottolineata: XDams ha già una solida azienda che offra servizi su questo software (Regesta.exe) che questo fa da anni. In futuro, è la logica dell’open source, altre ditte potranno offrire servizi su XDams, ma già ora una ditta c’è.

Su Archimista questo non c’è ancora. Sicuramente i ragazzi di codexcoop sono disponibili per eventuali corsi, contratti di assistenza etc., ma viste le dimensioni della cooperativa ipotizzo che siano necessarie una o più aziende che offrano servizi su Archimista a livello nazionale.

Ok stavolta è un tip molto semplice: io mi trovo abbastanza bene con la visione tabellare e, per l’archivio per cui lavoro, uso praticamente solo segnatura definitiva (è un archivio già ordinato), titolo, estremi cronologici, contenuto e nota dell’archivista.

Mi è capitato più volte di entrare nel tabellare e assegnare la segnatura per una ventina di unità (quelle incluse nella busta in esame) per poi scoprire di aver usato il campo segnatura provvisoria che è il primo campo editabile presentato di defualt nel tabellare.

Infatti è vero che si può cambiare i campi visualizzati, è vero che questa scelta è tenuta in memoria per la sessione, ma al nuovo avvio torna quella originaria.

Come cambiare definitivamente i campi visualizzati di default nel tabellare? (more…)

A due mesi di distanza dalla prima release esce Archimista 1.1.0.

I cambiamenti:

  • Migliorate le funzionalità di Esporta / Importa (in formato aef). È ora possibile esportare e importare i dati non solo di singoli complessi archivistici, ma anche di insiemi di complessi archivistici collegati a un soggetto conservatore o a un progetto.
  • Risolto il problema che azzerava il numero di sequenza delle unità nelle azioni di riordino (si verificava solo nella versione standalone). Era il bug segnalato sul Forum: http://www.archiviando.org/forum/viewtopic.php?f=65&t=1115
  • Risolto il problema che impediva di “catturare” i nomi di compilatori nelle schede di altre entità (si verificava solo nella versione standalone)
  • Modifiche minori del codice di programmazione e dell’interfaccia utente

L’aggiornamento è (almeno per me) molto importante perché testimonia come Archimista (in attesa che si formi una comunità viva anche di sviluppatori) sia pienamente supportato da Codexcoop. (more…)

Mettiamo subito in pratica ciò che si è visto nel trick #1 (come modificare i file AEF): ipotizziamo che a fine schedatura quello che avevamo sempre chiamato erroneamente Alfredo Testa si chiamava in realtà Alfredo Testina.

In word useremmo un comodo trova e sostituisci. Vogliamo dire che word (i word processor in generale) siano strumenti migliori per la creazione di inventari? I nostalgici direbbero certamente sì, ma in questo caso possiamo cavarcela anche con uno strumento “moderno” come Archimista. Come? Modificando direttamente il file di salvataggio AEF.

Certo potrei accedere direttamente al database e da lì operare la sostituzione, ma in primis dovrei effettuare un po’ di query per essere sicuro di modificare solo il mio fondo e i suoi connessi. In secondo luogo non è detto che io abbia accesso al database, laddove non lavori esclusivamente in locale. Ecco i passi da seguire: (more…)

Molti dei trucchi che pubblicherò su Archimista si basano sulla modifica dei file di salvataggio AEF. Logico che il primo suggerimento illustri proprio come modificarli. (more…)

Nonostante le mie battute e i mie lazzi la data del 20 aprile 2012 è stata rispettata: archimista 1.0.0 è fra noi.

Non a caso ho scelto come titolo “inizia l’avventura”: questo a mio modo di vedere è solo il primo passo, l’inizio di un percorso, non la sua conclusione.

Inutile infatti ricordare cosa significhi stabile nel mondo open source né che ormai le versioni 1.0 sono le vecchie 0.9 beta. Credo infatti che soltanto l’uso intensivo del software possa mettere in luce tutte gli eventuali bug e i limiti da superare.

Bando alle ciance: la versione standalone (per windows) è disponibile sul sito ufficiale previa registrazione.

I sorgenti di archimista sono disponibili su github

La licenza è la GPL (GNU Public License) versione 2 o superiore.

Un plauso agli sviluppatori – Codex Coop – per l’ultimo sprint. Sul loro sito salutano il nuovo nato con un video simpatico (credo rappresenti l’evoluzione dei commit)

Ricordate che per segnalazioni e discussioni archimista ha il suo forum.

Per Archimista è disponibile un Manuale e alcuni trucchi per usarlo al meglio.

Come detto in un precedente post, oggi a bibliostar 2012 mi sono trovato a presentare gli sviluppi di Archimista e Dolly (sorpresa anche questa volta la sala – da 180 posti – piena più una ventina di persone via streaming).

Ma prima di buttare un occhio sul presente di Archimista parliamo del suo futuro prossimo. Con mia sorpresa è stata indicata coram populo una data definitiva per il rilascio: il 20 aprile 2012. Io nel dubbio 4 -12 – 20 sulla ruota di Milano me li gioco.

Il presente ossia su cosa gli sviluppatori si sono concentrati negli ultimi mesi si può intuire dalla mia presentazione. A breve saranno disponibili i video e quindi tutto sarà più chiaro  (more…)