Bibliostar 2011 – SoftxBib 2011

Quest’anno un convegno delle Stelline in tono minore sia come partecipazione, sia per quanto riguarda i temi.

A differenza degli altri anni, a causa di assenza di connettività, non sono riuscito a proporre un blog in diretta.
Recupero con un breve riassunto postumo sulla rassegna annuale di software italici lato biblioteche. Quest’anno la carrellata prevedeva:

Questa volta ho preso quanlche appunto in più del solito, con qualche considerazione aggiuntiva, per cui cercherò di dedicare un post a ogni intervento. Aggiornerò questo inserendo i link.

Stay tuned

A presto le slide sul sito AIDA, nel frattempo ecco i resoconti.

6 pensieri su “Bibliostar 2011 – SoftxBib 2011

  1. Come promesso, ho alcune domande e osservazioni da fare circa il SoftxBib.

    Parlavo dell’evento in chat con una collega, e anche lei confermava che le Stelline di quest’anno erano in tono “minore”. Personalmente non penso che il tema dell’unità d’Italia sia “minore” – è sicuramente retorico e pretestuoso, ma con i tempi che corrono mi sembra intelligente fare delle biblioteche uno strumento di unità. Anzi, di Unità le biblioteche dovrebbero parlare sempre di più: integrazione, diffusione, cooperazione, sul piano delle politiche (open access?), della tecnologia (l’Iccu è riuscito a tirare su il server del Catalogo Unico Nazionale, per caso?) e delle pratiche.

    Nello specifico di SoftxBib la collega mi diceva che c’era poca partecipazione, e che sembrava solo una vetrina per i fornitori. Insomma, poca creatività. Tu come commenteresti questa osservazione? Io le rispondevo che ho da sempre avuto l’impressione che in Italia lo sviluppo tecnico e la consapevolezza dello strumento interessino poco. Secondo me non per problemi di soldi (anzi cavolo: la crisi dovrebbe proprio rendere creativi!) ma per una questione di mentalità. Ne si parlava anche sul blog di Bonanome, e su una conversazione con lui in AIB-CUR.

    Sul blog di Bonanome riflettevo che un evento come SoftxBib dovrebbe essere fatto a parte, al di fuori delle Stelline, per evitare di essere soffocato dai tremila eventi satellite della conferenza e per dare maggiore risalto al tema. Ma osservavo anche che forse un evento stand-alone su questo tema non avrebbe successo. Che ne pensi?

    P.S.: assenza di connettività = non avevi il portatile, oppure le Stelline non disponevano di wireless? Mi devo arrabbiare?

    Ciau!
    Enrico

  2. Partiamo dal fondo: no, il portatile lo avevo, avevo dimenticato la chiavetta perché alle stelline di wireless gratis non se ne parla. Come paragone ebooklab italia in questi giorni ha quasi monopolizzato il twitter italiano, giusto per fare un paragone e deprimersi un po’.

    SoftxBib a mio parere è nato male ed è finito peggio. Già il nome fa capire la differenza con il corrispettivo americano (code4lib). Di là si parla di codice, qui di software.

    Nei primi “episodi” vigeva l’indicazione di presentare il lato tecnico e non le caratteristiche del prodotto, mi sembra che già nello scorso anno (per quello che mi hanno detto) questo si fosse affievolito molto e quest’anno in diversi casi a stento si notava la differenza con uno degli stand che alcuni venditori di prodotti anno.

    Il pubblico: assente o quasi. In softxbib 2008 si era intorno ai 50-60 stavolta 20-30, Calo di interesse? Può essere o forse nel 2008 c’erano il doppio degli interventi e di conseguenza erano di più i relatori e i loro amici presenti in sala. Il che di per sé non è un male (se ci si rivolge al pubblico ristretto di tecnici). Anche le aule di code4lib, nei seminari specifici per singoli software, sono tutt’altro che gremite. Ma è comprensibile perché si parla di codice, scelte etc non di caratteristiche.

    Non so se un evento come SoftXBib possa essere organizzato a sé stante di certo, a mio parere, per aver senso bisognerebbe cambiare alcune cose:
    – incentrare (di nuovo) su aspetti tecnici. Delle caratteristiche di sebina e soci (per fare un esempio) promosse con le stesse slide che si usano negli stand ne faccio a meno
    – escludere software chiusi. Può sembrare radicale e al limite del talebano, ma segue il punto 1. Come posso incentrare il discorso sul codice se il codice non si vede? Come posso parlare di soluzioni se queste sono sotto NDA o simili? Negli interventi di questo softxbib non c’era solo un intervento su software dichiaratamente (cioè che ad oggi si può vedere il codice) open source (quello di Dario Rodighiero). Sicuramente il lavoro di mapping di Claudio Venturini in via teorica lo è (nel senso che non ci sono interessi commerciali di sorta) e forse lo potrebbe essere il lavoro di biblioteca accessibile. Infine può essere (è un’ipotesi) che anche dicovery NG3 segua la linea di altri software open source di comperio… ma formalmente solo un intervento ci mostrava il codice
    – se il tempo è ridotto, selezionare le presentazioni (non le n-mila del primo softxbib)e non ridurre il tempo pro capite. Se si hanno 30min a tempo (come questa volta) 20 max sono per la presentazioni. Il resto per la discussione (ovvio, se si parla di soluzioni la discussione ci può essere, se mi hai spiattellato solo le caratteristiche del software no).

    In definitiva io sono estremamente deluso da softxbib: ero in dubbio nel 2008 (ma non avevo una buona visuale, visto che intervenivo io stesso), perplesso nel 2009, sarei stato sconcertato nel 2010 e sono irrimediabilmente deluso nel 2011🙂

  3. Bene, impressioni dettagliatissime e precise.

    1) wireless. Vergogna. Vergogna! A un convegno, un convegno nazionale, un convegno nazionale di esperti del settore dell’informazione, limitare la connessione è un paradosso retrogrado e suicida. Qui non si tratta di fare paragoni con l’estero, significa capire il mondo in cui ci si muove. Il mondo delle biblioteche è fatto di connessioni, di comunicazione, di internet.

    2) code vs software. La tua osservazione “linguistica” è molto acuta, ed è sufficiente a spiegare bene la problematica di fondo. Io non sono talebano come te sull’open-source – nonostante ne condivida e appoggi al 100% i principii; non sono ostile al “closed” (si veda il mio interesse per Mendeley tanto per fare un esempio). Il problema specialmente in Italia non è tanto il software chiuso, quanto il software scadente – ma non divaghiamo. Quello che racconti è un evidente fallimento di prospettiva del convegno: mi chiedo, ma chi organizza l’evento non si rende conto che la struttura veicola determinati contenuti? Non chiedo che alle Stelline si tengano cose tipo la Summer of Code, ma ridurre tutto a una vetrina mi pare penoso. Tra l’altro basterebbe che il discorso vertesse sulla “pratica” delle biblioteche: quali problemi abbiamo e come intendiamo risolverli. Altrimenti si finisce con l’aspettare passivamente il venditore di turno che promuove il suo prodotto e per quanto buono sarà sempre la *sua* soluzione al problema, non una risposta condivisa dalla comunità tecnico-specialistica. La mia posizione, da sempre ribadita, è che si debba spostare l’asse delle tematiche “soft x bib” dalle ditte alle biblioteche (intendendo ovviamente i consorzi, i centri di sistema, e perdio soprattutto l’ICCU), sicuramente coinvolgendo le ditte di sw, ma riconsegnando alle biblioteche il timone.

    Tornando al convegno, la domanda ancora una volta è politica: chi organizza queste cose? Chi se ne occupa? Perché? Con il supporto e la consulenza di chi? Con quali conseguenze e obiettivi in testa? Trovare una sala libera e lanciare una call for presentations non basta, occorre coinvolgere le persone più da vicino.

    In conclusione, le prospettive indicate nel thread di AIB-CUR dal titolo “buone pratiche” (nel quale partecipava anche Bonanome, di Comperio, a conferma che la sinergia deve e può esistere) sembrano ancora disattese.

    Enrico

    • Preciso che il talebano era riferito a mettere un vincolo rigido per la partecipazione, personalmente fra oxygen xml, skype, mendeley, lo stesso amato Topincs (che ha una licenza non proprio OSI) etc. di certo non sono proprio un buon adepto di RMS neanche io😉

      Buona l’idea nel mettere al centro le biblioteche (e affini) per un futuro di softxbib…

      Per il convegno credo che il “main event” sia organizzato da biblioteche oggi che rientra delle spese grazie agli stand. Credo che per prenotare una sala per l’evento collaterale AIDA abbia dovuto sborsare anche lei un obolo che per un’associazione di un 200 circa di membri non è poco. Certo, come dici tu, l’impegno nel trovare i fondi etc è solo l’inizio (e ciò vale per softxbib quanto, se non più, per il convegno principale che spesso ci fa chiedere, come giustamente dici, se l’obiettivo non sia il convegno fine a sé stesso).

  4. ++ a salvatore per aver centrato il problema di soft vs code a SOFTxBIB.

    Per quanto mi è stato detto: a) l’organizzazione è completamente fatta da AIDA, che però, vista la partecipazione, pare dubbiosa nel ripresentarsi l’anno prossimo con lo stesso evento. b) affittare una sala o uno stand allo Stelline costa abbastanza.

    Sull’eventualità di un incontro italiano più incentrato sugli aspetti tecnici, credo che, in prima battuta, bisognerebbe partire dalla domande di Enrico: “con quali obiettivi”?
    Visto il panorama, sono sempre più scettico si riuscirebbe a riempire una stanza da 20 posti di appassionati italiani di library automation in grado di parlare dei loro ultimi progetti innovativi (ok, ammesso di escludere gli appassionati di ebook, che si stanno moltiplicando giorno dopo giorno :P).

    Allora, mi viene da pensare, che come obiettivi primari potremmo mettere:
    – stato dell’arte della library automation in Italia, e qua forse non ci vuole tanto, ma ne approfittiamo per contarci.
    – possibili soluzioni per “riconsegnando alle biblioteche il timone”. Che possono essere mini-seminari molto pratici (accessibilità e usabilità dei siti web, impariamo insieme a creare una piattaforma LAMP, ecc.), oppure riportare esperienze di “buone pratiche”, nel senso di sinergia positiva tra parte informatica e parte biblioteconomica (che non siano cose del tipo “quanto siamo bravi”, ma piuttosto “anche tu puoi fare così”).

    Ciao
    Giulio

  5. Pingback: solo un punto di vista, poi basta « In the mood for library

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