Sul moto browniano e sul caso: ossia come sono arrivato fin qua e dove sto andando

Partiamo dalla fine della storia, così per levare qualunque suspense: cambio lavoro. Dal gennaio 2012 sarò archivista informatico (digital archivist) per la Compagnia di Gesù che ha intenzione di lanciare un progetto di digitalizzazione del proprio archivio.

Ma come sono arrivato fin qui?

La storia sembra davvero frutto di una serie di casi più o meno fortuiti.

Nel 2003 ho terminato la laurea triennale in Storia, uno dei primi cicli del famigerato 3+2. L’idea era completare al più presto gli studi e dedicarmi all’insegnamento (avevo scelto lettere proprio per quello, abbandonando le competenze in matematica, fisica, informatica accumulate negli anni del liceo scientifico).

Siccome a laurearci in tempo in tempo fummo soltanto in 2/3 la specialistica in Storia quell’anno non venne aperta sicché si prospettarono due alternative: andare a Milano, optare per una specialistica in Archivistica e biblioteconomia.

Io e una mia compagna scegliemmo la seconda strada, in salita perché ci toccò di recuperare sette esami extra, ma nonostante questo fummo i primi a laurearci in quella laurea specialistica. Primo caso (io direi fortunato): ciò che poi è diventato il mio lavoro è dettato da una specialistica che non si è aperta per mancanza di iscritti.

Negli anni della specialistica mi riconcilia con la mia vecchia passione, l’informatica (ma qui non c’entra il caso, c’entra la bontà e preparazione e attenzione alle nuove tecnologie dei docenti – va detto soprattutto ora che molti di loro non fanno più parte dell’università di Pavia e soprattutto ora che il corso sta chiudendo).

Nel 2006 partecipai al concorso per il dottorato di Udine. Credevo che il concorso fosse il giovedì, per puro caso (ancora) il lunedì guardai il luogo in cui si teneva scoprendo che in realtà era di martedì… fuga precipitosa alla volta di Udine, ma prima di partire lessi una mail di un correlatore a una tesi di una mia compagna in cui dissertava in lungo e largo sulle differenze tra schema di classificazione e titolario. Beh nel colloquio per il dottorato in un’accesa discussione mi capitò proprio di contraddire uno dei docenti presenti sottolineando queste differenze. Ho sempre voluto pensare che la borsa di studio mi fu data anche per questo.

Facciamola breve e veniamo agli ultimi eventi. Qualche mese fa feci un colloquio per un centro di ricerca dell’Unione Europea. Venne scelta una mia ex collega di dottorato (credo di averne accennato nel mio blog inglese). Ne fui estremamente deluso. Non perché lei non sia in gamba, tutt’altro, ma perché ritenevo e ritengo tuttora (sì, a volte posso sembrare arrogante, anzi probabilmente lo sono) di essere molto più bravo di lei nella creazione di tesauri, ontologie etc.

La delusione fu tanta da farmi interrogare sul senso di ciò che avevo fin lì studiato, sul senso di diversi articoli pubblicati (anche in inglese, anche in serie importanti come LNCS) e – evidentemente – non ritenuti poi così significativi. La domanda che mi sono posto era se avesse senso continuare nel mondo dei beni culturali (in particolare delle digital humanities) o se non fosse meglio fare altro (i.e. scaricare cassette al mercato, là almeno conta solo la forza fisica e la voglia di faticare).

Così quasi per gioco, quasi solo per riprendermi partecipai a questo bando per un posto di Archivista informatico della Compagnia di Gesù.
Onestamente non avevo alcuna intenzione di accettarlo se me lo avessero proposto. Roma… un po’ distante per chi vive a Pavia e ha un figlio piccolo. Avevo però la necessità che mi si dicesse “bravo”… soprattutto rispetto a tanti altri candidati. Può sembrare puerile, lo so. Anzi sicuramente lo è, ma dopo lo schiaffo ricevuto era necessario.

E così è andata. Mi è stato detto “bravo”… il posto è magnifico, il lavoro si prospetta interessante. E alla fine ho accettato

Certo la famiglia mi mancherà ogni giorno, ma sarà per poco ed era giusto provare questa avventura.

Cosa accadrà a questo blog? Niente… di notte avrò comunque tempo per aggiornarlo, al massimo parlerò un po’ di più di digitalizzazione😉

3 pensieri su “Sul moto browniano e sul caso: ossia come sono arrivato fin qua e dove sto andando

  1. Ma bravo! Bravo e basta!🙂 È giusto e bello sentirselo dire, e non dubito che te lo meriti. Poi dai, non voglio immaginare che tesori abbia la CdG a Roma! Sarà uno spettacolo, anzi sono molto curioso di leggere i prossimi aggiornamenti per saperne di più!
    Ma non ho capito per quanto ti fermi a Roma.
    In ogni caso complimenti, e non farti problemi: sentirsi dire “bravo” è forse il motivo per cui ognuno di noi si alza al mattino per fare il proprio lavoro, in un certo senso, no?

    • Grazie Enrico!

      Il progetto dura un anno, poi si vedrà🙂

      Anch’io sono molto curioso di tuffarmi nella documentazione, anche se quella aperta agli studiosi accreditati è limitata (mi pare finora al ‘900 o giù di lì, in attesa di aprirla fino al 1958)

  2. Pingback: Come valutare i software di inventariazione archivistica? « Frammenti Semantici

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