Digitalizzazione e fotocamere digitali, alcuni caveat

Nei miei corsi di digitalizzazione dedico sempre un po’ di spazio alle fotocamere digitali come strumenti per la digitalizzazione anche massiva perché per il loro costo contenuto mi sembrano un po’ viatico per una digitalizzazione di qualità ma a costi contenuti nell’ottica del Do It Yourself (DIY).

Il costo contenuto non è l’unico motivo per valutare realmente le fotocamere digitali come strumento di scansione, ad esempio anche la logistica viene favorita (portandosi dietro uno stativo e le luci si può facilmente andare a digitalizzare in loco invece di portarsi dietro i documenti cosa non sempre possibile, soprattutto in piccoli progetti a macchia di leopardo).

I risultati non sono male e non bisogna pensare a questo sistema come esclusivamente rudimentale, casalingo o casereccio. Una ricerca in google con la stringa “internet archive book  canon EOS” mostrerà diversi libri scansionati da Intenet Archive con fotocamere Canon.

Tuttavia ci sono alcuni limiti o comunque difficoltà da considerare:

  • in primo luogo la messa a fuoco, anche se usiamo le impostazioni automatiche
  • poi la distanza dal documento (deve variare se si cambia il formato del documento da scansionare – scandire – scannerizzare etc)
  • la difficoltà di automatizzare le procedure
  • la conversione dei file: la macchina produrrà un file raw (se vi va bene, le meno nobili e più economiche produrranno solo un jpeg compresso), raramente convertono direttamente in Tiff… quindi bisogna mettere in conto la trasformazione da raw a tiff, procedura generalmente indolore ma che fatta su tanti file richiederà un pc adeguato (e dedicato a questo e al postprocessing in generale)

Un argomento a parte merita la risoluzione. Parlare di PPI di acquisizione (ossia di pixel che si riescono a rilevare per ogni inch) è ovviamente improprio, ma si possono ottenere i ppi equivalenti a seconda del formato.

Prendiamo una ottima (non eccellente, ma ottima) EOS 7D (o 600D se si vuole risparmiare un po’) da 18MP, che da luogo a un’immagine di 5184 × 3456 pixel. Se il nostro originale era un A4 (11.69*8.27 inch) cosa otteniamo? beh 5184/11.69 = 443 e 3456/8.27 = 418…
Prendiamo il valore inferiore e possiamo dire che, se siamo riusciti a sfruttare tutti i pixel possibili per inquadrare il documento (cosa ovviamente improbabile visto che un bordo sempre resterà),  stiamo digitalizzando un A4 a 400 dpi circa (poco più). Buon risultato (anche se non eccelso).

Ma con un A3? Attenzione un A3 potrebbe anche essere un A4 se voglio fare due pagine alla volta con una camera e tagliare poi l’immagine per minimizzare i tempi. Beh con A3 si scende sotto la linea Maginot dei 300 dpi. Di poco, 296.  Certo con una macchina full frame, un bestione come la EAS 5D Mark II avrei avuto un’immagine equivalente a una scansione fatta a 320 ppi (questo per ciò che concerne il numeri di pixel va detto però – anche a favore delle macchini digitali – che la risoluzione non è tutto).

Un aiuto a minimizzare questi problemi viene dai prodotti della ATIZ.

Il bookdrive pro, il bookdrive mini e il bookdrive DIY (do it yourself appunto) sono degli accrocchi volti a semplificare l’uso di macchine digitali per la scansione, pur mantenendo i costi sensibilmente inferiori rispetto agli scanner planetari.

In particolare inserendo automatismi per lo scatto e per la messa a fuoco e inserendo vantaggi tipici di alcuni orbitali (v-cradle per aprire non a 180° i documenti), vetro per distendere le pagine (che però qui è anch’esso a forma di V, cosa rara se non unica nel panorama delle digitalizzazioni), etc.

Rimangano però alcuni problemi tra quelli citati prima: le macchine vanno comunque riposizionate se si cambia formato di scansione (nel book drive pro è più facile rispetto al bookdrive DIY, ma è comunque necessario) e la risoluzione max è quella che è (per controllare la risoluzione a seconda del modello di macchina scelto si può utilizzare questo strumento messo a disposizione da Atiz, se non si vogliono fare i calcoli a mano).

Ad esempio un bookdrive pro full accessoriato (con 2 fotocamere EOS 5D Mark II) può effettuare una scansione di un A2 a 320 ppi max (come già detto, ogni camera prende un A3 a quella risoluzione equivalente). Come detto prima: non male, anzi, ma non equivalente agli scanner orbitali che generalmente per un A2 garantiscono da una risoluzione di 400 ppi a 600 (a seconda del modello).

Ci sono poi altri problemi legati proprio al v-cradle, ma questo post non è incentrato sugli Atiz, ma su un’introduzione di massima ai problemi generali delle macchine digitali usate nella digitalizzazione.

2 pensieri su “Digitalizzazione e fotocamere digitali, alcuni caveat

  1. Aggiungo alla corretta disanima che strumenti diversi dagli scanner, pongono problemi in ordine ai seguenti punti:
    – qualità cromatica (profilazione colore e omogeneità dell’illuminazione)
    – fedeltà geometrica
    – illuminazione controllata (senza componenti IR e UV)
    – otturatori non in grado di sopportare più di qualche centinaio di scatti a breve distanza
    Bisogna considerare sempre che una reflex digitale è dotata di matrice di sensori (RGGB) che comportano necessariamente una interpolazione di spazio e di colore.
    Da ultimo, esistono scanner professionali che raggiungono un campionamento spaziale di 600 non interpolati su una superfice >A1.

    • Giustissimo, qui però passiamo ad un’analisi di livello superiore, dove la qualità del risultato o la specificità del materiale da scansionare diventano fattori rilevanti e preminenti.

      Ce ne sarebbero molti altri, ma già tutte queste valutazioni rientrano anche a un livello “base” di digitalizzazione.

      Il che ovviamente non vuol dire scoraggiare a priori qualunque progetto a basso budget: la digitalizzazione fai da te si fa anche con molto meno http://www.diybookscanner.org/ o si potrebbero ricordare i primi folli esperimenti di Daniel Reetz che si possono ancora vedere su youtube (opere di artigianato della scansione direi🙂 ) .

      Tenendo appunto conto dei risultati che si possono ottenere e delle difficoltà da affrontare

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