La mia tesi di dottorato in open access

Vent’anni dopo…  a no quello era Dumas.

Due anni dopo, quasi esatti, la fine del mio dottorato ho finalmento messo in open access (su E-Lis) la mia tesi Frammenti semantici. Riflessioni su descrizioni archivistiche e web semantico: Il caso dell’archivio Giovanni Testori .

Perché tanto tempo? Boh le solite cose, tipo aspettare che sia catalogata dalla BNCF perché non si sa mai che dicano l’hai copiata o vedere se la si può pubblicare (un po’ irrealistico una tesi di 500 pagine in A4 un migliaio in B5… al massimo un articolo), etc

Perché e perché ora? Beh sul perché io risponderei con perché no? La borsa di studio erano (pochi) soldi pubblici, giusto che il risultato, qualunque esso sia, sia pubblico.
Perché ora? Perché nonostante alcuni aspetti siano superati, nonostante la demo (basata su ontopia) sia ormai miseramente offline etc mi sembra che il tema delle ontologie archivistiche e degli archivi e web semantico sia di moda (vedi il progetto ReLoad, su cui ritornerò a breve).

E quindi mi sembrava giusto aggiungere questa voce – dal passato – al dibattito.
Con il rischio, implicito quando ci si apre al pubblico, di ricevere pomodori ben maturi.

Sia la dedica iniziale, sia la chiusa però credo siano a riparo dagli ortaggi.

La dedica iniziale “A tutti i criminali, il cui unico crimine è la curiosità” rimanda al manifesto hacker di The Mentor

Al finale, anche se retorico, ci credo ancora. Anche due anni dopo. Anche vent’anni dopo:

In conclusione, non si sarà certamente trovata la soluzione definitiva per
scovare aghi nei pagliai  o per sopravvivere alla tempesta
digitale, ma si sono forniti strumenti per costruire
granai strutturati e barche resilienti a sufficienza per affrontare le sfide
poste dalla necessità di informazione granulare, scalabile e strutturata.

PS la tesi è in latex ed è – graficamente, sul contenuto non mi esprimo – molto cool (sì, me lo dico da solo, ma non dipende da me, ma da classic thesis). Se qualcuno volesse i sorgenti mi faccia uno squillo e vediamo se riesco a impacchettare gli n-mila file diversi.

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Sull’uso di EAD e sullo sviluppo di un modello concettuale per gli archivi

WARNING: Post molto lungo (e essendo uno stream of consciousness non esente da errori)

Sulla mailing list Archivi23 si è scatenato un’interessante dibattito (con annesse polemiche forse meno interessanti) sull’uso e il senso di EAD.

Chiara Veninata (dell’Archivio centrale dello stato) a un certo punto dice:

Rispetto ai vantaggi però
di utilizzare uno standard internazionale così diffuso come formato
interno dei dati  – il fatto che gli strumenti di corredo siano stati
“creati” o siano stati trasformati successivamente davvero poco
importa se si sta parlando tout court  delle capacità descrittive di
un modello dati –  mi sembra che ci sia poco da discutere

Mi spiace estrapolare una frase dalla sua lunga mail, ma spero di non travisarne il concetto e partire da qui per una riflessione sul senso di EAD e sulla mancanza di un modello concettuale per gli archivi (cosa di cui mi sembra si stia iniziando a discutere nell’hinterland dell’ICA e su cui tutti, io in primis, dovremmo riflettere).

Dunque si parlava del fatto che EAD rappresentasse dal punto di vista di Chiara un “modello di dati” valido per rappresentare la descrizione archivistica e questa sua validità fosse attestata dall’uso in diversi progetti [che io definirei minoritari rispetto al totale delle descrizioni archivistiche, ma sembra che “minoritari” sia letta come offesa] e che molti di questi progetti fossero recupero di strumenti di corredo cartacei non importasse nella valutazione del modello di dati proposto.

Ciò a me fa scattare alcuni campanelli d’allarme. Probabilmente ciò è dettato dal mio imprinting da topic mappers, ma per me il modello dei dati è (uhm forse meglio dire dovrebbe essere) indipendente dal linguaggio di serializzazione scelto. Nelle Topic Maps abbiamo un modello di dati (TMDM) e poi lo si può serializzare come lo si vuole, tu vuoi esprimerlo in XML? eccoti XTM, ma anch TMXML! Tu preferisci un formato testuale compatto? Eccoti LTM o CTM. Tu vuoi serializzarlo in un comune database? Fai pure. Tu vuoi esprimerlo con un database nosql? Perché no… A chi non padroneggi il mondo delle Topic Maps questo potrebbe sembrare confuso, cercherò, senza pretese di aver necessariamente ragione o di possedere la scienza infusa, di spiegarmi con un esempio: Continua a leggere